Chi delocalizza perde saperi lo affermano economisti

Ho letto che delocalizzare significa perdere esperienza e conoscenza. Scoperta l'acqua calda! Erano necessari professori ed economisti per comprendere questo? Noi artigiani siamo eroi sconosciuti, ovvero persone fondamentali per il Made in Italy, che lavorano dietro le quinte, dentro le botteghe o le micro aziende, il cui valore è inestimabile. Pensare, studiare, cercare, perchè le radici della cultura sono qui e sono profonde...

—Luigi Rossi
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Chi delocalizza perde saperi lo affermano economisti

Ho letto che delocalizzare significa perdere esperienza e conoscenza. Scoperta l’acqua calda! Questa la sintesi del dibattito sul cambiamento della globalizzazione tenutosi al Festival dell’economia di Trento, cui hanno partecipato Michael Hüther, direttore dell’Institut der deutsche Wirtschaft Köln (Istituto di ricerca economica tedesca), il giornalista Luca Paolazzi, direttore Centro Studi Confindustria e Lucia Tajoli, docente all’Università Bocconi di Milano.
Affermano che la globalizzazione sta cambiando volto, dopo la crisi mondiale non c’è più un “turbo commerciale” come quello che ha identificato la sua prima stagione. Questo succede perché è in corso una sorta di polarizzazione del commercio mondiale, con scambi dentro le aree dei tre grandi poli del commercio mondiale: America del Nord, Unione Europea e Balcani e Asia Orientale e Oceania. In questa polarizzazione degli scambi mondiali – è stato sottolineato – l’Asia ha superato l’Europa, le catene del valore superano i confini nazionali e sono globali.
Le imprese hanno capito che delocalizzando perdono conoscenze ed esperienze. Con la crisi si è riscoperta l’importanza del manifatturiero come motore dello sviluppo economico. La distanza geografica torna a contare, per avere efficacia nelle produzioni bisogna essere anche vicini logisticamente, e la dimensione condiziona il commercio internazionale.
Erano necessari professori ed economisti per comprendere questo? Io artigiano (il mio ricamificio Lineaerre nato nel 1982) ho resistito ai venti che parlavano di delocalizzare ed ho continuato a pensare, studiare, cercare, perchè le radici della cultura sono qui e sono profonde, mi chiedo: sono davvero così ignorante da non avere capito prima di loro tutto questo?
Bene ora che si ragiona su questo tema bisogna si agisca di conseguenza, semplicemente dico che è necessario incentivare una grande ricchezza italiana, l’artigianalità, perchè noi artigiani siamo eroi sconosciuti, ovvero persone fondamentali per il made in Italy, che lavorano dietro le quinte, dentro le botteghe o le micro aziende, il cui valore è inestimabile. E’ necessario invitare i giovani a considerare l’importanza di questo mestiere. Pensare, studiare ed infine costruire oggetti speciali è la vera professione del futuro, unicità, cultura etica passione e tanta curiosità, questi sono gli ingredienti fondamentali. Non disperdiamo questo valore immenso.

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